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Mastronardi spostò il nastro che bloccava l'ingresso alla stanza dove era stato rinvenuto il cadavere. "Lei suona, vero Mastronardi?" gli chiese Marini.
"Diplomato al conservatorio, chitarra classica."
"Perché non mi suona qualcosa con quella?" lo invitò indicando la chitarra di Massimo.
"Veramente, ispettore, non mi sembra opportuno."
"Suvvia, Mastronardi, non si faccia pregare."
"Ma è sotto sequestro, rischierei di inquinare le prove."
"Stiamo parlando del caso di un uomo in una situazione economica disastrosa, che si è tolto la vita. Non c'è molto da inquinare."
Mastronardi esitò, ma alla fine acconsentì. Fece per imbracciare lo strumento ma si bloccò.
"Credo di aver capito dove vuole andare a parare, ispettore. Non posso suonare questa chitarra: Massimo era mancino."
"Già. Difficile si sia sparato alla tempia destra. Torniamo ad interrogare Ripamonti."
"Non l'ho ucciso io."
"Può darsi, signor Ripamonti. Intanto cominci a spiegarci che cosa ci faceva a casa della vittima" incalzò Marini.
"Come le ho detto, dovevami discuture i dettagli di un contratto."
"In questo modo non mi convincerà della sua innocenza." Lo fissò dritto negli occhi, l'altro distolse lo sguardo e si sfregò il viso con le mani.
"D'accordo, gli dovevo dei soldi. Il compenso per il jingle che aveva creato per la mia radio."
"Così va meglio, continui."
"In questo momento non navighiamo in buone acque. Non ce l'avevo, quel denaro. Così Massimo aveva assunto un avvocato da quattro soldi, un certo Francesco Campagnino. Mi aveva fatto notificare un'ingiunzione di pagamento. Ci dovevamo vedere per discuterne."
Marini chiese a Matronardi di rintracciare l'avvocato, poi si sedette. "Signor Ripamonti, come comprenderà il suo è un movente più che valido."
"Mi creda, non sarei capace di un simile gesto."
Se Marini avesse dovuto dare retta a tutti quelli che si dichiaravano incapaci di deliquere, con ogni probabilità avrebbe concluso i suoi giorni dirigendo il traffico o mummificato in un polveroso ufficio. Sfogliò il taccuino. "Lei ha detto di essere arrivato a casa della vittima alle 14.00, circa un'ora dopo la morte di Massimo secondo quanto rilevato dal dottor Attanasio. Mi dica, dove si trovava intorno alle 13.00?"
Colse un sorriso sul viso di Ripamonti. Forzato, ma carico di sollievo.
"Ero in radio. Vado in onda tutti i giorni a quell'ora. Qualche migliaia di fedeli di fedeli ascoltatori potranno confermarglielo".